Dove è andato a finire l’uomo di Diogene?
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L’uomo sta funzionalmente scomparendo dalla terra, risucchiato in altri mondi dalle infinite App del suo smartphone, ma, anche se non se lo ha ancora realizzato, quelli suoi sono mondi solitari come la luna, dove si sta condannando a vivere una vita sballottolato tra le gelide, diverse imitazioni tecnologiche della realtà
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Gli studenti della mia generazione sicuramente ricorderanno Diogene di Sinope, il filosofo dell’antica Grecia che, anche in pieno giorno, se ne andava in giro con una lanterna accesa e, a chi gliene chiedeva la ragione, rispondeva: «Cerco l’uomo», intendendo un essere umano capace di vivere secondo natura e virtù. Non ci è dato sapere se in tutta la sua vita il filosofo avesse mai incrociato un uomo di tal fatta, certo è che oggi non lo troverebbe neppure se andasse in giro con una cellula fotoelettrica! Ciò perché l’uomo sta funzionalmente scomparendo dalla terra, risucchiato in altri mondi dalle infinite App del suo smartphone, ma – anche se non se lo ha ancora realizzato – quelli suoi sono mondi solitari come la luna, dove si sta condannando a vivere una vita sballottolato tra le diverse imitazioni tecnologiche della realtà.
Solitudine globale alle viste, dunque? Eppure non siamo mai stati così tanti sulla faccia della terra, in Italia o in qualsiasi altra contrada del mondo. E che significa, anche in treno, in aereo o in spiaggia siamo incollati gli uni agli altri, ma questo non c’induce certo alla socialità ma, anzi, ci spinge a comportarci come i topi di “Universo 25”, l’esperimento con il quale l’etologo statunitense J.B. Calhoun dimostrò che in mancanza di spazio vitale i roditori sviluppavano comportamenti aberranti e distruttivi.
Tuttavia, vivere imbrancati nelle tante solitudini individuali ci sta bene, perché aiuta a nasconderci come singoli individui, con l’illusione di diluire le nostre responsabilità verso le nuove generazioni o stemperare le cazzate che quotidianamente commettiamo. Tra l’altro, confondersi nella massa attenua i freni inibitori, riduce il timore di un giudizio esterno sul nostro operato e porta fatalmente alla perdita di autoconsapevolezza, altrimenti detta fuga dalle responsabilità. Credo che in psicologia questo comportamento si chiami “risosta adattativa” e, se ci si soffermasse sopra con onestà intellettuale, aiuterebbe perfino la nostra classe politica (e soprattutto i genitori-bambini) a comprendere, per esempio, la genesi dei maranza, la violenza degli islamisti di ritorno, il modo più efficace per combatterne i mortiferi effetti e, in ultima analisi, favorirebbe un’integrazione responsabile per tutti.
Quanto sopra, però, presupporrebbe una società antropocentrica, capace di porre il benessere, i bisogni e i valori dell’uomo al centro del suo sviluppo tecnologico. Società antropocentrica? Una parola! Grazie all’incapacità della classe politica che non riesce a imbrigliarne l’invadenza, l’uomo reale sta venendo progressivamente espulso dai moderni processi produttivi e temo che, con l’affermarsi dell’intelligenza artificiale, in futuro andrà pure peggio. A riguardo di questa perversa evoluzione farò due esempi che, per carità, non sono il Vangelo ma ritengo chiariscano bene verso quale baratro stiamo andando.
Alcune banche stanno attuando l’eliminazione della figura del cassiere umano in modo che il cliente, specialmente se di una certa età, bisognoso di un’operazione un po’ più elaborata del prelevamento al bancomat (tipo depositare un assegno o fare un bonifico), si ritrova puntualmente nella cacca perché non ha più un interlocutore e, se chiede a un impiegato l’aiuto per poter fare certe operazioni complesse, questi, guardandolo dall’alto in basso, gli indica l’accrocco tecnologico posto all’entrata della banca. A parte il fatto che quel supponente imbecille di impiegato dovrebbe avere più comprensione per coloro che contribuiscono a pagargli lo stipendio, non si capisce quale vantaggio sarà per i bilanci delle banche l’eliminazione della figura del cassiere umano stante che gli anziani stanno progressivamente migrando verso quegli istituti dove ancora resiste tale rassicurante figura.
Non parliamo, poi, di quando ci rechiamo al casello autostradale dov’è sparito il casellante umano sostituito da una voce registrata falsamente cordiale, la quale ci dice che cosa dobbiamo fare, dove dobbiamo mettere i soldi per poterci immettere sulla striscia d’asfalto di solito pessimamente gestita e, con somma impudenza, ci augura pure buon viaggio mentre la sbarra si alza per lasciarci passare, per consegnarci alla nostra quotidiana solitudine motorizzata, sia all’andata che al ritorno.
Vivesse oggi, il buon Diogene non andrebbe alla ricerca dell’uomo ma del suo senno perduto.
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