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Con questi al governo, che futuro in un mondo che va a rotoli?

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Il solo pensare che la gestione politica della guerra in Ucraina, della crisi dei rapporti con gli Stati Uniti, della guerra nel Golfo, di una possibile pandemia di Hantavirus e dell’affacciarsi nel nostro Paese del terrorismo islamico-psichiatrico, com’è avvenuto a Modena sabato scorso, possano andare a finire in mano ai descamisados della Sinistra fa accapponare la pelle

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Noi italiani, storicamente privi di solidi ideali, abbiamo l’innata propensione a balzare sul carro del vincitore di turno e restarvi soltanto finché questo vince. D’altronde, ci sarà una ragione per la quale un aneddoto attribuito allo storico Francesco Guicciardini recita “Franza o Spagna, purché se magna”.

Questa premessa per ricordare al governo di Centrodestra che, se vuole essere confermato anche nelle elezioni politiche del 2027, deve trovare il modo di riprendere a “vincere” con i fatti e nell’immaginario degli italiani perché, dopo un avvio brillante, non sembra più una macchina da guerra macina-consenso e, soprattutto, appare spompato di fronte alla non irresistibile offensiva di due litigiose mediocrità che rispondono al nome di Giuseppe Conte e di Elly Schlein. Una tale inversione percettiva è iniziata con la sconfitta sul referendum per la riforma della Magistratura che il Centrodestra non ha saputo né presentare agli italiani, né difenderla dal movimentismo delle variegate truppe dei centri sociali, degli immigrati residenti, della magi-sinistra e perfino dalla Chiesa.

A proposito di movimentismo, viene da domandarsi che cosa stiano facendo, dove sono i circoli della Destra, le associazioni culturali di Destra, gli aficionados della Destra nei vari organi d’informazione (quelli rimasti, perché anche Mediaset ha voltato le spalle al governo), e dove sono gli industriali. Questi, in particolare, farebbero bene a stare preoccupati visto che il caravanserraglio della Sinistra ancora non è al governo e già parla di tassazione a livello europeo, di patrimoniale quale misura progressista e di un contributo di solidarietà dai 500.000 italiani che hanno una ricchezza oltre i due milioni di euro. Evidentemente, l’ossessione della Sinistra è sempre la stessa: la ricchezza che andrebbe incentivata a tramutarsi in investimenti produttivi e non massacrata con gabelle creative fino al punto di fare emigrare i capitali all’estero dove – ennesimo paradosso – contribuiscono a creare quei posti di lavoro che non hanno potuto realizzare in Italia.

Fatta la tara sul fatto che quella monarchia nella quale si è trasformata, ormai, la Magistratura avversa apertamente l’operato di questo governo, nel caso il Centrodestra continuasse a essere evasivo sulle garanzie economiche da offrire agli industriali e sulla sicurezza nelle città, alle prossime elezioni politiche Vannacci dovrà soltanto fare la fatica di aprire le braccia per accogliere i profughi delusi in uscita da FdI e dalla Lega. Tra l’altro, i voti del Generale sarebbero pressoché inutilizzabili da un governo di Centrodestra che voglia continuare ad amoreggiare con l’Europa. Sicché, più che inseguire il primato di permanenza a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni farebbe bene a organizzare assieme agli alleati come non esserne cacciata l’anno prossimo.

Nel frattempo, l’affidabilità e l’immagine del segretario di Forza Italia, ministro degli Esteri e vice premier Antonio Taiani (che si lascia convocare come un lacchè dai fratelli di Cologno Monzese), sono andate a finire nel cesso perché non si capisce più a chi risponde per il suo operato politico. Nel caso di un suo futuro abboccamento con la Sinistra come forza di centro, ipotesi non del tutto peregrina, al Centrodestra residuo resterebbe Carlo Calenda che, però, ha in uggia Matteo Salvini e la Lega. Un bel problema per Giorgia Meloni quando si sarà ripresa dall’imbambolamento.

La nostra idea sarebbe che il governo, invece di farsi logorare fino al termine della legislatura, si dimettesse subito, allo scopo di far venire allo scoperto tutti i limiti, gli equivoci e le contraddizioni degli avversari e degli alleati infidi perché, nel caso Giorgia gettasse la spugna, Mattarella avrebbe a disposizione tre opzioni: nominare un nuovo governo con la stessa maggioranza magari dopo un rimpasto; pensare a un governo tecnico o di larghe intese di triste memoria; sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Ebbene, nel caso di dimissioni del governo in carica – nonostante la storica propensione del Quirinale per i governi tecnici – stavolta ci sentiremmo di scommettere su nuove elezioni in tempi rapidi nell’ambito dei settanta giorni previsti dall’articolo 61 della Costituzione, perché Mattarella, che non dimentichiamolo è del Pd, cercherebbe di battere il ferro caldo in modo da far capitalizzare alla Sinistra questo momento di fisiologico appannamento del governo.

Certo è che, con questi chiari di luna, fa davvero senso in questi giorni vedere e ascoltare Elly Schlein che, con quel suo lessico pencolante tra la rivelazione messianica e la stronzata apodittica, parla già da futura premier. La domanda che dovremmo farci un po’ tutti in questi giorni è: con la Sinistra al governo l’Italia avrebbe ancora ancora un futuro? Certo è che il solo pensare che la gestione politica della guerra in Ucraina, della crisi dei rapporti con gli Usa, della guerra nel Golfo Iran-Usa, di una possibile (in ipotesi remota) pandemia di Hantavirus e dell’affacciarsi nel nostro Paese del terrorismo psichiatrico, com’è avvenuto a Modena, possano andare a finire in mano ai descamisados della Sinistra fa accapponare la pelle e, allo stesso tempo, venir voglia di ritirarsi in Engadina.

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