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Che strano Paese…

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Salimel-Koudri
I delinquenti e i terroristi godono di tutte le attenuanti previste dalla legge, mentre i bambini delle materne, che solitamente hanno da tre a cinque anni, vengono cacciati fino al termine dell’anno scolastico se, litigando tra di loro, fanno cadere l’insegnante

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Il 7 aprile del 2013, due ragazzine di appena quindici anni, in Udine, strangolarono e derubarono un pensionato di sessantasette anni che – a loro dire – aveva chiesto delle prestazioni sessuali. Ebbene, lo psichiatra e la psicologa incaricati dal Tribunale dei Minorenni di Trieste di analizzare le due adolescenti ed emettere un parere tecnico sulla loro capacità d’intendere al momento dell’assassinio, così relazionarono: «Versano [le ragazze] in una condizione di profonda immaturità, con una sofferenza priva di rappresentazione, che le rendeva incapaci di intendere e di volere – Attualmente le due ragazze hanno la capacità di partecipare coscientemente al procedimento e non sono socialmente pericolose». Mah, chissà se il giudice che doveva decidere sul caso si era reso conto che gli estensori della relazione avevano reso due antinomiche dichiarazioni sulle adolescenti incriminate. Sta di fatto che le due assassine in erba, dopo un anno di comunità, ritornarono libere come se niente fosse accaduto.

Un mese dopo i fatti di Udine, esattamente l’11 maggio del 2013, l’immigrato (irregolare) ghanese Adam Kabobo, nel quartiere Niguarda di Milano uccise, senza nessuna ragione, tre passanti a colpi di piccone e ne ferì gravemente altri due. Per quella dissennata mini mattanza l’omicida fu condannato a vent’anni di reclusione, una pena già tenue di suo e che, successivamente, fu pure ridotta per parziale vizio di mente, con queste motivazioni: «La condizione di emarginazione sociale e culturale di Kabobo è stata valutata quale concausa della patologia mentale riscontrata, nel riconoscimento della seminfermità mentale […] La condizione di emarginazione sociale e culturale dell’imputato è già stata valutata, quale concausa della patologia mentale riscontrata, nel riconoscimento della seminfermità mentale ed è già stata quindi oggetto di adeguata considerazione ai fini della quantificazione della pena».

Lo scorso 16 maggio, a Modena, un immigrato marocchino della cosiddetta seconda generazione, tale Salimel-Koudri, dopo essersi armato di un lungo coltellaccio, si è messo in macchina e, a cento chilometri all’ora, ha deliberatamente puntato sui passanti dell’affollata via Emilia Centro cercando di compiere un massacro che, per fortuna, non è riuscito a compiere appieno perché ha falciato “soltanto” otto persone, alcune delle quali versano in gravissime condizioni, una addirittura è senza più le gambe. Ebbene, non era passato un minuto dal grave accadimento, che la maggior parte dei media dava la notizia che l’attentatore di Modena non era un terrorista islamista, ma soltanto un depresso… vadano a spiegarlo alla turista tedesca che per colpa sua ha subito l’amputazione delle gambe.

Pare che la Procura di Modena abbia già derubricato l’aggravante degli intenti terroristici e della premeditazione, mentre la Sinistra – che sull’immigrazione ha parecchi scheletri nell’armadio – si è lanciata in funamboliche difese d’ufficio del criminale. Ebbene, siamo pronti a scommettere che in sede di processo Salimel-Koudri godrà anche di attenuanti riferibili alla solitudine, all’emarginazione sociale e alla mancata integrazione, come se queste fossero malattie e non condizioni sociali. E, poi, l’emarginazione non può essere valutata come una patologia, semmai, come una deplorabile condizione che la società e le istituzioni (soprattutto le istituzioni) avrebbero il dovere di non creare, di eliminare o almeno ridurre.

Però, da qui ad annacquare l’accusa di fatti orrendi soltanto perché chi li ha commessi sarebbe un emarginato, ne corre, ed è anche pericoloso per la percezione della legalità da parte dei giovani perché, se la magistratura invece di punire i rei cerca in qualche maniera di addossare le sue colpe alla società che la mantiene con le tasse, beh, allora siamo belli che fottuti, perché vuol dire che la giustizia funziona al contrario. Ciò perché un delinquente non è più visto come un pericolo per la società, ma come una sua vittima, che nel migliore dei casi va redento e non punito. Il paradosso è che i costi economici e di sicurezza sociale di questo modo di giudicare sono, poi, accollati al cittadino che – magari dopo aver subito una violenza – si trova pure a dover finanziare la redenzione di chi gli ha fatto del male.

A fronte di tanta psico-giustizia, di compiacimento mediatico e di lassismo delle istituzioni nei confronti di delinquenti veri, ci piace ricordare un fatto che avvenne il 4 giugno del 2014 nella scuola materna di Villasanta di Modena, dove due bambini con meno di sei anni di età (quindi non Rocky Balboa e Ivan Drago), litigando tra di loro fecero cadere la maestra. Voi non ci crederete, ma per quella marachella i due litigiosi pargoletti furono sospesi dalla scuola fino al termine dell’anno scolastico!

In un Paese dove possono accadere cose del genere, forse è il caso di non stare a perdere tempo e soldi, con arresti, accuse, processi infiniti, costose consulenze specialistiche a carico di spacciatori, di terroristi o comuni delinquenti, e ricorrere direttamente a massicce dosi di Prozac. Ovviamente, con ricetta a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

(Copertina di Donato Tesauro)

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