L’Italia e l’Occidente tramonteranno assieme ai loro vecchi miti?

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Nuove religioni, confusione identitaria e ideale, principi di democrazia poco praticati o sostanzialmente negati ai popoli, socialismo reale collassato, capitalismo in grave affanno, eppure bisogna capire al più presto intorno a quali valori, a quali nuovi miti può fare oggi quadrato l’intero Occidente per arrestare il repentino tracollo, per cambiare il proprio destino
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Già un secolo fa lo storico tedesco Oswald Spengler nella sua opera Il tramonto dell’Occidente ritenne la nostra civiltà destinata al tramonto a causa dell’affermarsi della democrazia e del socialismo, sovvertitori questi – secondo lui – dei rapporti di potere. Su tale punto ci permettiamo di dissentire da Spengler: una delle cause del tramonto della nostra civiltà, per noi, è stato al contrario il graduale esaurirsi dei principi della democrazia, del socialismo e di quella carica ideale che, nel bene nel male, essi avevano.

Infatti, il socialismo si è pressoché estinto senza aver realizzato la palingenesi economica della società, e la democrazia è stata di fatto scippata al popolo dal sistema di potere globale. Purtroppo è fallito anche il liberismo perché, coloro i quali avevano additato ai loro popoli la stessa esortazione che Francois Guizot aveva mosso ai francesi «Arricchitevi!», furono i primi a non capire che il denaro è il simbolo della ricchezza, non la ricchezza stessa: le transazioni, il gioco di borsa, la compravendita dei titoli diventano ricchezza soltanto se essi fondano su di un sano sistema politico e produttivo.

Di contro, si opera in un’economia cosiddetta finanziarizzata dove l’induzione all’acquisto di un titolo o di un bene può rivelarsi, alla fine, come l’invito ad acquistare la fontana di Trevi da Totò del film Totò truffa, come ben ricordano i truffati dalle banche popolari tra le quali la famigerata Banca Etruria vicina ad alcune figure politiche e istituzionali del passato governo.

I popoli, a ben vedere, vivono di miti perché da essi traggono ispirazione e forza per costituirsi in consorzio sociale ma, come abbiamo studiato a scuola, i miti occidentali, dalla caduta dell’Impero Romano in poi, non hanno fatto altro che divorarsi a vicenda. Il sanguinolento amalgama sul quale la caput mundi aveva basato il suo imperio fu sostituito dall’evangelico e contrapposto “porgi l’altra guancia”; la certezza della fine del mondo che avrebbe dovuto seguire all’anno Mille svanì il 1° gennaio del 1001; il Dio sopra tutto medioevale venne soppiantato dal Dio insieme a tutto illuminista; il Dio assoluto, il Supremo Reggitore di tutto ciò che a noi è incomprensibile, da quando è in carica l’attuale papa, ha assunto la stessa dignità di un feticcio degli indigeni della Tasmania.

Ma i tempi di oggi sono anche la conseguenza di un altro trascurato avvenimento. Dopo l’ingloriosa eclissi della caput mundi pagana e l’affermarsi del cristianesimo, nel deserto della penisola arabica prese corpo il fattore che, 1350 anni dopo, avrebbe consentito la militarizzazione della crisi economica e spirituale nella quale versa oggi l’Occidente: l’Islam. Il testo fondante di questa religione, il Corano, agli inizi prevedeva semplicemente l’obbligo di osservare quelli che il Profeta aveva indicato come i cinque doveri da compiersi per guadagnare il paradiso. Ma dal momento in cui i successori di Maometto a questi cinque doveri ne aggiunsero un sesto, il Jihad o guerra santa contro gli infedeli, la nuova religione divenne un pericolo mortale per quello che era l’Occidente cristiano.

La forsennata cavalcata delle fanatizzate armate islamiche, infatti, minacciò la sopravvivenza stessa dell’Europa perché ridusse il Mediterraneo ad un lago chiuso, trasformandolo da dinamica via di incontro in sanguinosa barriera, il bahr al-rum, ovvero il mare dei romani, un mare oggi solcato dai loro barconi. Stante questi precedenti, quale che fu la contingenza storica nella quale esse maturarono, le Crociate furono l’inevitabile risposta dell’Occidente al mortifero accerchiamento degli eserciti islamici. Purtroppo anche il mito di quelle imprese, peraltro fallite, è stato polverizzato nel momento in cui la Chiesa ne ha chiesto scusa all’Islam, salvo lamentarsi poi del fatto che la Carta Costituzionale europea misconoscesse le radici giudaico – cristiane del Vecchio Continente.

Ma oggi che – a partire dal papa – tutti parlano entusiasticamente di accoglienza, di tolleranza e di coesistenza, ci siamo chiesti quale coesistenza sia possibile tra un mondo che fonda la propria civiltà su di un testo sacro irriformato e irriformabile, fermo al VII secolo della nostra era, e il Cristianesimo che ha avuto la capacità di mettersi in discussione per ben 21 volte attraverso altrettanti Concili Ecumenici, da quello di Nicea al Vaticano II? Quali diritti omologabili con quelli nostri potrebbero sussistere nel mondo islamico se in lingua araba neppure esiste un termine che possa indicare il diritto autonomo, dal momento che il Corano è allo stesso tempo codice civile, codice penale e codice morale?

Alle porte premono nuove religioni, confusione identitaria e ideale, principi di democrazia poco praticati o sostanzialmente negati ai popoli, socialismo reale collassato, capitalismo in grave affanno: intorno a quali valori, a quali nuovi miti se non l’identità può fare oggi quadrato l’intero Occidente per arrestare il repentino tracollo, per cambiare il proprio destino?

Dopo la venuta di Cristo, l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese, noi occidentali, per dirla alla Sartre, “Sommes condamnés à être libres”. Ma quale potrebbe essere oggi il punto di forza della difesa di questa libertà? La strategia potrebbe essere, secondo noi, la lotta al nichilismo, figlio prediletto di quella globalizzazione intesa non come elevazione e confronto del pensiero umano ma come sterilizzatrice di ogni istanza di libertà dei popoli, che ha trasformato questi in consumatori prefetti, in docili sherpa dell’economia e della finanza.

È, dunque, il nichilismo identitario il vero nemico dell’Occidente e i tentativi di incistarsi dell’Islam ne sono la conseguenza e non la causa. Infatti, se avessimo realmente compenetrato le dinamiche della storia immutabile ed eterna, ci saremmo accorti che le mire egemoniche dell’Islam prendono vigore ogni volta che l’Occidente attraversa una crisi spirituale e ideale: è accaduto nel periodo della turbolenta riaggregazione europea post – romana, nel periodo dell’edonismo rinascimentale, e durante le lotte provocate dallo scisma protestante. E (…ahinoi!) sta accadendo anche oggi.

Di questo, però, sembrano essere più consapevoli, e spaventati, i popoli, quella cosiddetta gente comune che ormai i governanti, con un misto di sufficienza e di disprezzo, chiamano populisti al fine di poterne criminalizzare/delegittimare a piacimento le istanze. Come anche si sta tentando di fare con la Brexit, con la presidenza di Donald Trump e con il governo gialloverde italiano che è ritenuto la quintessenza del populismo da chi, invece, dovrebbe incominciare ad interrogarsi sul perché del suo affermarsi, invece di ordire congiure di palazzo, o nominare senatori a vita ad hoc pensando poi di poterli utilizzare come sicari di questo governo.

Al Quirinale in questo momento staranno fischiando le orecchie a qualcuno e non crediamo siano quelle del corazziere di guardia.

Ciononostante, secondo noi, alla fine saranno proprio i cosiddetti populisti con la loro carica identitaria a salvare l’Occidente.

Soprattutto da se stesso.

Immagine in evidenza: Roma, particolare del Vittoriano – Altare della Patria