L’ignavia e la corta memoria

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È sconcertante il voltafaccia di quei laudatores che prima hanno sprecato ettolitri di saliva per ingraziarsi alcuni personaggi del mondo politico e poi, non appena sono iniziati gli arresti e gli avvisi di garanzia per alcuni di questi, fingono di non averli mai neppure conosciuti, ne hanno perso la memoria

– Enzo Ciaraffa –

Sono certamente benvenute le iniziative della magistratura e della politica (preferiremmo quelle della politica…) tese a rendere l’aria più respirabile nelle istituzioni. Certo che, quando un repulisti giudiziario come quello di questi giorni nel Varesotto, legato a delle vicende che tutti conoscevano da anni, avviene venti giorni prima di un duplice appuntamento elettorale, qualche dubbio sui tempi della magistratura è lecito farselo venire. Tuttavia non intendiamo soffermarci sui diversi aspetti della nominata fattispecie giudiziaria perché non possediamo la competenza per eventualmente pronunciarci e soprattutto perché ci ostiniamo a puntare sull’imparzialità della giustizia.

Vorremmo, però, soffermarci su due personaggi che, a quanto pare, sono stati risucchiati nel vortice della vicenda giudiziaria per dei comportamenti che, in verità, appaiono politicamente sbagliati più che da codice penale, due personaggi che tra l’altro abbiamo personalmente conosciuto: il primo, l’avvocato Attilio Fontana, quando era sindaco di Varese; il secondo l’avvocato Luca Marsico, quando era presidente della commissione ambiente della Regione Lombardia.

Dell’allora sindaco Fontana fummo addirittura ospite operativo una settimana per organizzare una mostra per il 150° dell’Unità e l’accoglienza del presidente della repubblica Giorgio Napolitano, presso il salone del Palazzo Estense di Varese il 21 marzo del 2011. Ebbene, anche se oggi farebbe comodo asserire il contrario, dobbiamo dire che in quella circostanza sia l’uomo che il politico Fontana ci colpirono per la signorilità del tratto, per il senso dell’ospitalità e, soprattutto, per quel distacco filosofico che, in genere, evidenziano i politici disinteressati. In otto anni possono accadere molte cose, obietterà qualcuno, il che è vero, però è anche vero che chi nasce tondo difficilmente muore quadro, specialmente se ha alle spalle un lungo e onorevole background politico.Qual è alla fine, dunque, l’addebito mosso a Fontana – più dai media che dal magistrato in verità –  come presidente della Regione Lombardia? Quello di aver assegnato l’incarico di una consulenza, com’era sua prerogativa, al socio di studio Luca Marsico? E dove sarebbe illiceità? Marsico, oltre che attuale suo socio, è stato allievo di Achille Fontana che, evidentemente, avendolo professionalmente formato si fida di lui più di altri… e a chi si affida un incarico istituzionale, dove non è prevista una gara, se non ad una persona di fiducia? Si potrebbe perfino sostenere che – fatte salve le regole d’ingaggio – si fa così quando si vuole tutelare il principio costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione.

Infatti, nessuno si sognò di accusare di conflitto d’interessi, o sottoporlo a linciaggio mediatico, Mario Monti quando ebbe da Napolitano, in appena tre giorni, la nomina di senatore a vita e l’incarico di formare il governo che avrebbe segnato la fine dell’era Berlusconiana intruppando, tra gli altri, ben otto professori e colleghi universitari con i quali aveva lavorato perché, evidentemente, si fidava di loro. Da qualche settimana, invece, si sta mettendo alla gogna il governatore della Lombardia per aver fatto, pare di capire, la medesima cosa di un capo di governo italiano ancora oggi molto apprezzato dell’establishment nazionale e internazionale.

Conosciamo personalmente, ed abbiamo buona considerazione di lui, anche l’avvocato Marsico che, in un articolo su di un settimanale online varesino, proponemmo addirittura come sindaco di Varese, al quale sul piano personale rinnoviamo considerazione e fiducia, almeno fino a quando qualcuno non ci dimostrerà, con fatti e non con ipotesi, che esse sono state malriposte.

Al momento troviamo sconcertante, oltre che squalliduccio, il repentino, e disinvolto riposizionamento di quei laudatores che prima hanno sprecato ettolitri di saliva per ingraziarsi alcuni personaggi del mondo politico e poi, non appena sono iniziati gli arresti e gli avvisi di garanzia per alcuni di questi, fingono di non averli neppure mai conosciuti.

Perché mai?

Probabilmente la domanda è retorica.