Il 12 marzo del 1999, una scelta di libertà

Share
A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, il più grave conflitto militare sul territorio continentale dalla fine della II Guerra Mondiale che rappresenta una gravissima minaccia per la sicurezza di tutti i Paesi europei, si dimostra l’importanza dell’adesione della Repubblica Ceca alla Nato

* Jozef Špánik

Come ha ben ricordato con diverse manifestazioni anche la nostra Ambasciata di Roma, il 12 marzo 2024 ricorrerà il venticinquesimo anniversario di adesione della Repubblica Ceca alla Nato e, pertanto, voglio condividere questo ricordo con gli amici italiani ai quali tante cose mi legano in virtù del mio pregresso servizio presso quella prestigiosa sede diplomatica.

Ricordare per un popolo di antica civiltà come il nostro è molto importante, anche se stavolta il ricordo è angustiato dai tragici eventi associati all’aggressione russa dell’Ucraina, un evento che sta drammaticamente a dimostrare quanto siano state sagge e tempestive le scelte dei nostri governanti in fatto di politica estera, militare e delle alleanze.

Al momento della caduta del regime comunista, la presenza delle truppe sovietiche nell’allora Cecoslovacchia era ancora opprimente a causa del fatto che l’Esercito Popolare Cecoslovacco, che all’epoca contava circa 200.000 uomini, nel 1955 era stato forzosamente inserito in quel sistema di aggregazione militare messa in piedi dall’Unione Sovietica sotto il nome di “Patto di Varsavia”. Va da sé che quel tipo di sodalizio essendo innanzitutto politico prima ancora che militare, gli Stati Maggiori sovietici imponevano pesantemente la loro dottrina agli Stati che ne facevano parte, assieme alla strategia, agli armamenti e agli equipaggiamenti pur essendo essi esclusi dal circuito decisionale. Né all’epoca esistevano consultazioni sulla politica nucleare comune e sulle regole di funzionamento del patto militare imposto dalla Russia, al contrario della Nato che, fin dalla sua nascita, è stata una comunità di interessi e valori condivisi come la democrazia, la libertà individuale e lo stato di diritto. E non si può non sottolineare che, dalla sua fondazione nel 1949 ad oggi, il funzionamento interno di tale Alleanza è stato coerente con questi principi.

Sebbene la “Rivoluzione di velluto” in Cecoslovacchia alla fine del 1989 avesse portato al crollo del regime comunista nel nostro Paese, c’era ancora molta strada da fare per dare inizio ad una vera democrazia e, come conseguenza, ad un cambiamento radicale della sua strategia militare fino ad arrivare alla sua adesione alla Nato.

Infatti, poco dopo la rivoluzione di velluto, iniziò il processo di depoliticizzazione dell’esercito tant’è che nel 1990 il dissidente Luboš Dobrovský fu il primo civile a rivestire la carica di Ministro della Difesa Cecoslovacco del dopoguerra, anche se alcune scelte di politica estera e militare erano ancora piuttosto soffuse perché in bilico tra le opposte esigenze strategiche di Nato e Patto di Varsavia. Ma, poi, nel marzo del 1990, il presidente Václav Havel fu il primo capo di Stato dell’ex Patto di Varsavia che andò a visitare la sede del comando Nato di Bruxelles. Nella circostanza, il discorso presidenziale anticipò la sua nuova visione della Nato, quando disse: «Sappiamo che non possiamo ancora diventare membri a pieno titolo della Nato per molte ragioni diverse. Allo stesso tempo, crediamo che un’alleanza di Paesi uniti dall’ideale di libertà e democrazia non debba chiudersi in modo permanente ai Paesi vicini che lavorano per lo stesso obiettivo».

La tiepidezza dell’Occidente verso una eventuale espansione della Nato ad Est dell’Europa, cambiò dopo il colpo di Stato di Mosca contro Mikhail Gorbaciov nell’agosto 1991, ed anche a seguito dei conflitti interetnici sul territorio dell’ex Jugoslavia. Sicché, per preservare la pace e impedire la destabilizzante dissoluzione degli ex Paesi satelliti della Russia sovietica, divenne impellente per la Nato cambiare strutture, compiti ed obiettivi, come il condurre operazioni militari a sostegno della pace e della sicurezza anche al di fuori del territorio dei suoi Stati membri. Di grande importanza per la Repubblica Ceca in quel periodo fu il progetto “Partnership for Peace” (Partenariato per la Libertà), adottato dalla Nato come strumento di cooperazione con alcuni Paesi non membri, approvato ufficialmente nel gennaio 1994 durante il vertice di Bruxelles.

Questo innovativo progetto era teso all’ammodernamento delle forze armate di ogni Paese-partner, sicché nel corso dei negoziati di adesione, la Repubblica Ceca implementò gradualmente i requisiti necessari per la sua completa adesione, come la presentazione dello stato della legislazione, dell’economia e della finanza del Paese, necessari per l’attuazione dei programmi di trasformazione delle forze armate ceche e indispensabili per la loro interoperabilità con gli eserciti Nato.

All’epoca, la neonata Federazione Russa cercò di ostacolare la futura espansione dell’Alleanza Atlantica ad Est come dimostra la lettera che, nel settembre 1993, il presidente Boris Eltsin diresse ai massimi dirigenti di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, mettendoli in guardia contro l’espansione della Nato in Europa Centrale.

I principali promotori dell’espansione della Nato nell’Est Europa in quegli anni furono le amministrazioni statunitensi dei presidente George Bush senior e di Bill Clinton. Per quei Paesi europei della Nato che la Russia e l’ex Patto di Varsavia l’avevano avuti ad un tiro di schioppo fino a qualche anno prima, l’idea di una tale espansione era più difficile da accettare, ma Madeleine Albright, allora ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite e successivamente Segretario di Stato USA, sostenne in modo significativo gli sforzi della Repubblica Ceca, della Polonia e dell’Ungheria per entrare nell’Alleanza Occidentale. Tra l’altro, la Albright era nata nel 1937 in Cecoslovacchia, figlia del diplomatico ceco Josef Korbel che, dopo la presa di potere comunista in Cecoslovacchia, emigrò negli Stati Uniti con tutta la famiglia.

I primi passi verso l’allargamento della Nato si fecero già durante il primo mandato del presidente Bill  Clinton quando, al vertice di Madrid del 1997, fu deciso che l‘Alleanza avrebbe offerto l’adesione alla Repubblica Ceca, all’Ungheria e alla Polonia. Fu così che i nostri Paesi divennero membri della Nato il 12 marzo del 1999. I plenipotenziari incaricati firmarono i protocolli di ratifica al cospetto della signora Albright a Independence, nel Missouri. Nella circostanza la nota paradossale fu che a firmare per il nostro Paese fosse il ministro degli esteri Jan Kavan, un socialdemocratico da tempo critico della Nato. La cerimonia  avvenne nella biblioteca dedicata al presidente Truman, il che ebbe un significato simbolico: cinquant’anni dopo la sua creazione la Nato, voluta da Harry S. Truman, era entrata in una nuova era.

Da allora l‘esercito ceco è cambiato, si è trasformato radicalmente,  anche la sua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale è aumentata in modo significativo. La pietra angolare di tale trasformazione è stata la sua professionalizzazione. Addirittura prima di alcuni Paesi da lungo tempo nella Nato, nel nostro Paese, a partire dal 1993, si è assistito ad un aumento della rappresentanza femminile nelle forze armate, alla creazione di Unità di riserva attive, ma anche all’accresciuta attenzione delle istituzioni nazionali verso i veterani di guerra. Senza parlare della partecipazione alle missioni all’estero come la Desert Storm per la liberazione del Kuwait, poi nei Balcani e nel teatro Afghano.

A riguardo, sento alto l’obbligo di ricordare i 30 militari cechi complessivamente caduti in operazioni all‘estero a favore della pace e della civile convivenza tra i popoli.

Come ricordò il nostro presidente Petr Pavel in occasione del 20° anniversario dell’adesione della Repubblica Ceca alla Nato, «Dal grande e robusto esercito dell’epoca del Patto di Varsavia, l’esercito ceco si è gradualmente trasformato in un piccolo esercito completamente professionale, dotato di sistemi avanzati di comando e controllo, delle armi e degli equipaggiamenti più moderni, con soldati esperti e addestrati che hanno maturato un’esperienza di combattimento grazie all’impiego in operazioni all’estero».

Il successo della rapida trasformazione dell’Esercito ceco e della sua credibilità  è stata confermato dal fatto che il presidente Pavel già Capo di Stato Maggiore, ha ricoperto il ruolo di Presidente del Comitato Militare della Nato dal 2015 al 2018 diventando, così, il primo rappresentante di un Paese dell’ex Patto di Varsavia a ricoprire la più alta carica militare  nell’Alleanza Atlantica.

Purtroppo, il 24 febbraio del 2022 abbiamo avuto l’invasione russa dell’Ucraina, tutt’ora in corso, il più grave conflitto militare sul continente europeo dalla fine della II Guerra Mondiale, il che rappresenta una gravissima minaccia per la sicurezza di tutti i Paesi del continente e, di riflesso, ha dimostrato l’importanza della nostra adesione alla Nato. Subito dopo la menzionata invasione, l’esercito ceco ha fornito assistenza alle forze armate ucraine, stanziando più di sei miliardi di corone e un significativo quantitativo di materiale militare. Sicché a giusta ragione, durante l’assemblea dei comandanti delle forze armate ceche, l’attuale ministro della difesa Jana Černochová ha osservato che «L’Ucraina è la nostra prima linea di difesa, quindi dobbiamo continuare a sostenerla. Il costo del nostro sostegno è relativamente basso. È l’Ucraina che paga per la libertà con il suo sangue e le sue vite […] La nostra assistenza non si fermerà, assumerà solo una forma diversa».

Per questo motivo – uno dei pochi Paesi a farlo – il nostro governo ha approvato il piano di sostegno all’esercito della Repubblica Ceca. Peraltro, questo piano che s’incentra sull’attuale situazione della sicurezza nel mondo e sui nostri impegni derivanti dall’adesione alla Nato, disegna la fisionomia dell’esercito ceco nei prossimi undici anni arrivando a spendere il 2% del proprio Pil come peraltro recentemente auspicato dal Segretario Generale Jeans Stoltenberg.

È, quindi, con rinnovata fiducia nel futuro del mio Paese, nei valori di libertà e di democrazia che ho voluto ricordare il giorno della nostra adesione ufficiale alla Nato assieme agli amici italiani: a loro e alla nostra magnifica Ambasciata di Roma va il mio cordiale e affettuoso saluto.

*Console della Repubblica Ceca a Dresden, nella Repubblica Federale Tedesca

Potrebbe interessarti anche I ponti lasciateli fare a Salvini che magari gli riescono meglio

1 Comment

Donato Marzo 11, 2024 - 8:50 am

Il Dr. Jozef Špánik, nell’esporre in maniera così precisa l’articolo, ha dimostrato ancora una volta di essere una persona che non disserta di “Storia” in maniera accademica, bensì la vive, ne è partecipe e accompagna per mano il lettore lungo la linea cronologica del tempo. Ebbi modo di apprezzare le qualità umane e culturali del Dr. Špánik e, ad oggi non posso far altro che considerare quanto qualità umane e conoscenza in taluni uomini possono solo aumentare.

Post Comment