Guerra in Ucraina, un tragico compleanno

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Sono trascorsi due anni da quando Putin ordinò l’invasione dell’Ucraina pensando di farne un solo boccone nel giro di una settimana. E, invece, in ventiquattro mesi la sottomissione del Paese di Zelensky non è riuscita come, in verità, non sono riuscite nel loro scopo le sanzioni contro la Russia adottate dagli Stati Uniti e dall’Ue

– Enzo Ciaraffa –

La morte sospetta del dissidente russo Alexei Navalny nelle carceri della Russia siberiana è concomitante al secondo anniversario dell’attacco all’Ucraina deciso da Putin. Domani, infatti, saranno trascorsi due anni da quando l’inquilino del Cremlino ordinò l’invasione dell’Ucraina illudendosi di poter chiudere la partita nel giro di una settimana. E, invece, in ventiquattro mesi la sottomissione del Paese di Zelensky non è riuscita come, in verità, non sono riuscite nel loro scopo le sanzioni contro la Russia adottate dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Ebbene, per sapere con esattezza a che punto è la situazione dopo settecento giorni di guerra in Ucraina, ci rivolgiamo ancora una volta al Generale della riserva Francesco Cosimato presidente del Centro Studi Sinergie di Milano. Questa la prima domanda: dopo che Putin ha riportato la guerra in Europa, non hai la sensazione che le lancette dell’orologio della storia abbiano iniziato a girare in senso contrario?

L’instabilità di quella regione è un fatto atavico, si pensi che quando frequentavo gli istituti di formazione superiore del nostro Esercito, ed eravamo negli anni Novanta, mi fu spiegato che l’Italia è tangente a quelli che venivano definiti “archi di crisi”: il Nord Africano, il Mediorientale e il Russo-Asiatico.

A momenti sono passati quarant’anni ma si ha la desolante sensazione che nulla sia cambiato. Perché, secondo te, dopo la caduta del muro di Berlino non siamo stati capaci d’immaginare un nuovo (concordato) assetto dell’Europa.

Probabilmente l’Occidente e la Russia non hanno avuto il coraggio d’immaginare un riassetto dell’Europa Orientale ragion per cui la tensione è andata crescendo e le attività di disarmo e controllo degli armamenti sono state in pratica abbandonate. La tensione c’era prima di Putin e, temo, ci sarà anche dopo. L’individuazione del punto di partenza di un processo storico (status quo) è un esercizio sempre molto difficile come difficile è l’individuazione del punto finale (status ad quem) del processo storico. Se le classi dirigenti di tutti i Paesi convolti provassero ad immaginare una grande strategia, magari uscendo dalla propaganda, le lancette della Storia potrebbero girare per il verso giusto, ma ognuna delle parti deve abbandonare i propri totem ideologici.

Secondo te, con l’aiuto dell’Occidente in soldi, materiali e armamenti l’Ucraina può ancora dare filo da torcere ai russi.

Secondo me, ciò che sta accadendo in Ucraina corrisponde alla strategia americana basata su di un ormai dimenticato studio della Rand Corporation titolato Overextending and unbalancing Russia che si può tradurre liberamente “Come facciamo fare alla Russia il passo più lungo della gamba per farla cadere”. Poiché l’amministrazione americana ha fin qui bovinamente seguito quel piano, possiamo aspettarci che continuerà a farlo, ma più insisterà nel farlo, minori saranno le probabilità per l’Ucraina di continuare a esistere.

Che fine ha fatto quell’offensiva ucraina della quale in Occidente si è parlato per mesi.

All’offensiva ucraina mancava il supporto aereo e un po’ di discrezione, quindi era illusorio che potesse aver successo. In alcune interviste rilasciate l’anno scorso ho chiaramente sostenuto che il fatto che non si fosse voluta ricercare la superiorità aerea indica che si puntava a logorare la Russia, ma non di batterla come, d’altronde, previsto nel citato studio Overextending and unbalancing Russia. Perché se non fosse così dovremmo dire alla Gino Bartali che “Gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. E, d’altronde, la dottrina che io e te abbiamo studiato durante la nostra carriera militare non contemplava offensive senza supporto aereo.

A questo punto mi obblighi a domandarti se l’Ucraina ha fatto buon uso dei fondi e degli armamenti forniti dagli Usa e dagli europei.

L’Ucraina è un Paese ritenuto corrotto da diversi organismi internazionali e, secondo me, è stato eterodiretto politicamente, economicamente e militarmente sin dalla stipula dell’accordo di partenariato strategico stipulato con gli Stati Uniti nel 2008. Gli armamenti internazionali forniti prevedevano, peraltro, un addestramento che, svolto frettolosamente, probabilmente non ha consentito alle truppe ucraine di operare efficacemente sul terreno. Tralasciando gli aspetti relativi alle complicazioni che l’uso di sistemi così eterogenei comportano nel sistema logistico.

Come finirà secondo te.

Ti confesso che sarei molto contento se le operazioni terminassero con una tregua indefinita, come in Corea. Temo, invece, che, come successe durante la Prima Guerra Mondiale, il logoramento porti uno dei contendenti a crollare improvvisamente. Se Putin si vorrà accontentare dell’aver acquisito la cosiddetta “Nuova Russia”, potrebbe dichiararsi vittorioso. Se, invece, cercasse di ottenere risultati eccessivamente importanti in Europa, dovrebbe impegnarsi in un conflitto ancora più oneroso e problematico, cosa che non mi sembra opportuna.

È chiaro che in fatto di armi impiegate in Ucraina, dietro la Russia si muovono Cina, Iran e Corea del Nord, in pratica gli stessi Paesi che, direttamente o indirettamente, stanno soffiando sul fuoco acceso in Medioriente dall’attacco terroristico di Hamas dello scorso 7 ottobre contro i civili israeliani. Secondo te c’è un nesso tra i due eventi.

Indirettamente forse sì, anche se ritengo che tali legami siano di due tipi: uno di grande livello con la Cina, un altro di ordine inferiore con l’Iran, con la Corea del Nord e altri Paesi.

È di queste ore la notizia dell’ennesimo flop del test per il missile nucleare inglese Trident avvenuto lo scorso 30 gennaio al largo della Florida, come anche l’allarme lanciato dai servizi statunitensi circa la possibilità che, in tempi molto breve, la Russia collochi nello spazio un’arma nucleare sospesa sopra le nostre teste… Armageddon si avvicina?

L’informazione occidentale ha un atteggiamento altalenante verso la Russia: a volte viene derisa per la sua incapacità tecnologica, a volte viene sopravvalutata e non è mai ben chiaro su quali dati si basino certe valutazioni. Per quanto concerne l’olocausto nucleare mi pare, almeno in questa fase, un feticcio propagandistico peraltro utilizzato da entrambe le parti in campo.

Già, la dottrina e coloro che la elaborano… ricordi che cosa ne pensavo quando eravamo in servizio.

Ricordo. Ma converrai che, come non può esistere una Chiesa senza il Vangelo, non può esistere un’organizzazione militare senza la sua cornice d’impiego ovvero la dottrina.

Il guaio è, caro Generale, che gli elaboratori di dottrine sono come i politici italiani che vogliono risolvere i problemi degli operai senza aver mai tenuto in mano una cazzuola, un trapano o un martello. Ma su questo, magari, ci soffermeremo la prossima volta che avremo il piacere di ospitarti.

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