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All’anno nuovo ascolteremo ancora parole vecchie

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San Silvestro
Pur convinti che l’anno nuovo non sarà migliore di questo che è ormai giunto alla fine, auguriamo al presidente una serena esistenza e ai nostri connazionali (e a noi stessi) tanta fortuna, perché una botta di sedere ogni tanto ce la meriteremmo, dopo essere stati governati da una classe politica da incubo per ottant’anni

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Non è nelle nostre intenzioni mancarle di riguardo con questo articolo, signor presidente della Repubblica, se non altro per il suo magistero previsto da quella Costituzione alla quale, il 18 giugno del 1968, giurammo eterna fedeltà. Tuttavia, vogliamo dirle con chiarezza (perché la chiarezza dovrebbe essere la prima virtù dell’informazione…) che, per come la vediamo noi, la situazione politica italiana è tale per cui ogni defilamento personale del cittadino sarebbe viltà, figuriamoci il defilamento delle istituzioni.  Ma, stante l’argomento che intendiamo trattare e per mantener fede alle buone intenzioni di non mancare di riguardo a nessuno, prima di proseguire siamo andati sulla Treccani per farci istruire sul corretto sostantivo “eversore”. Questo uno dei risultati: distruttore, demolitore, chi abbatte.

Ebbene, se il corretto significato di eversore è quello indicato dalla Treccani, bisogna dire che nel nostro Paese l’eversione è nelle istituzioni fino a sfiorare anche i grandi palazzi romani della politica, signor presidente. Le spieghiamo meglio. Ricorda l’affaire del suo consigliere per la Difesa il piddino Francesco Saverio Garofani? Suvvia, signor presidente, non faccia il nescio come scriveva Giusti nella poesia “Sant’Ambrogio”. Ci riferiamo a quel signore che parlando a ruota libera in pubblico durante una tavolata, il mese scorso ha auspicato la caduta del governo votato dal popolo italiano (e da lei insediato…) mediante una lista civica nazionale in modo da ficcarvici dentro, sospettammo allora, Ernesto Maria Ruffini, Romano Prodi, Calenda, Renzi e magari, chissà, anche Taiani di FI. Me che cosa succede, signor presidente… lei insedia i governi e i suoi consiglieri vogliono buttarli giù? Se non è eversione questa.

Purtroppo, invece di dare un calcio nel sedere a Garofani, lei gli riconfermò la fiducia, come se quelle riferite da alcuni giornali fossero fake news. Invece era la verità perché, pochi giorni dopo quell’accaduto, abbiamo scoperto che la lista civica nazionale auspicata in qualche maniera dal consigliere durante la tavolata – ma sarà stata una coincidenza – è veramente alle viste grazie all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, il succitato Ernesto Maria Ruffini. Questi, infatti, è ufficialmente sceso in politica, dando vita ai comitati “Più uno”, con lo scopo dichiarato di allargare il bacino di utenza agli elettori moderati del Pd, in modo da poter mandare questo governo a casa. Beh, se dovesse riuscirci appastandosi con Giuseppi, Elly, Fratoianni, Bonelli e Ilaria Salis, buon per lui e addio Italia. Ma se gli elettori dovessero decidere di affidar loro il governo del Paese, potremmo soltanto inchinarci al responso delle urne e iniziare a recitare il requiem aeternam.

Eppure, a preoccuparci non è questa nefasta prospettiva, né il disastro economico che essi produrrebbero e neppure le camarille che, certamente a sua insaputa, prendono corpo anche all’ombra del Palazzo per antonomasia, signor presidente, bensì la situazione della sicurezza e dell’ordine pubblico. Ciò perché il Paese, ormai, vive col fiato sospeso, in una situazione di stallo ideativo, in attesa del morto che prima o poi uscirà da una delle tante manifestazioni-rivolte senza né capo, né coda che si susseguono nelle piazze italiane con preoccupante frequenza, grazie anche al sindacato della CGIL e alle Sinistra che soffiano sul fuoco delle proteste. Ciò avviene spesso in combutta con i pretoriani delle cellule di Hamas in Italia, quali che siano, e li coccolano pure invitandoli perfino nei palazzi delle istituzioni come il famigerato Hannoun, pur di mettere in difficoltà un governo che non riescono a sconfiggere nelle urne.

Adesso non ci stia in cagnesco, signor presidente, se le diciamo che in tutto questo anche lei ha avuto una certa parte inconsapevole. Ricorda il giorno 23 febbraio del 2024 a Pisa dove, per impedire che dei facinorosi sfondassero un posto di blocco durante un corteo pro-Palestina non autorizzato, un drappello della Polizia dovette ricorrere ai manganelli in dotazione? Ebbene, dopo le manganellate, in tempo reale, echeggiò la sua voce oracolare: «Con i ragazzi i manganelli esprimono il fallimento». Senza neppure domandarsi, il perché la Polizia, che solitamente fa l’agnello sacrificale per quattro soldi al mese, in quella circostanza aveva menato. Possibile che, nella circostanza, nessuno dei suoi loquaci consiglieri le abbia spiegato che le forze dell’ordine dovevano impedire, a ogni costo, al corteo di raggiungere la sede del Consolato Onorario della Repubblica d’Israele e il cimitero israelita che si trovavano di là del posto di blocco?

Ovviamente, dopo cotanto presidenziale cazziatone alla Polizia, la Magistratura pisana mise subito sotto inchiesta un Commissario di Polizia, due dirigenti e sette poliziotti per lesioni aggravate ed eccesso colposo di uso delle armi, come dire (secondo una Magistratura che ci fa più paura dei tribunali speciali) che un manganello è da considerarsi un’arma al pari della pistola, mentre i calci, i sassi e le aste dei cartelloni sul cranio dei poliziotti sono coriandoli. Adesso non vogliamo dire che lei, signor presidente, è stato in qualche maniera un ispiratore, ma sta di fatto che dal 23 febbraio dell’anno scorso le manifestazioni studentesche in Italia sono lievitate in modo preoccupante, forse perché (e doveva prevederlo) dopo il cazziatone alla Polizia i ragazzotti pensano di agire col suo patrocinio morale oltre che con il collateralismo delle Sinistre.

Vede, signor presidente, per onestà intellettuale dobbiamo confessare che siamo molto distanti dal giudizio di quegli italiani in buonafede, e in verità sono tanti che la ritengono il mite nonno della repubblica ma, per rispetto del suo ruolo, in questa sede non le diremo che cosa pensiamo realmente del suo ultra settennato, magari lo faremo il giorno dopo che avrà lasciato il Quirinale. Però, per cortesia, ci risparmi le frasi fatte e l’ipocrisia mielosa la sera di San Silvestro. Indichi, invece, al governo d’incrementare la repressione della violenza nelle piazze e nei gangli vitali della società civile, alla Magistratura di rientrare nel proprio alveo istituzionale e costituzionale, e alle forze politiche, tutte, d’imparare a misurarsi con i programmi, sui problemi e non sulla pericolosa e inconcludente demagogia, se ha veramente a cuore la sopravvivenza democratica di questo Paese. Ma per far questo ci vorrebbe un coraggio cossighiano che lei non sembra possedere.

Esercitando una prerogativa costituzionale, per solennizzare il Natale (sic!) ha firmato cinque decreti di grazia per altrettanti detenuti e uno dei provvedimenti di clemenza, in particolare, ci ha lasciati a dir poco perplessi: la grazia parziale concessa al libico Abdelkarim Alla Faraj, in carcere da dieci anni perché fu giudicato scafista responsabile della morte per asfissia di 49 clandestini che stava portando in Italia per danaro. Quale criterio filosofico-religioso-morale ha inteso soddisfare con tale provvedimento? A noi proprio non è piaciuto, signor presidente, anche perché ci ha costretti a domandarci quante stragi bisogna compiere in questo Paese per rimanere in galera a vita.

Probabilmente, proprio mentre ci starà somministrando il pistolotto di fine anno, i delinquenti di Askatasuna inizieranno a mettere a ferro e fuoco Torino per inaugurare, promettono, un anno di lotte. E comunque, pur convinti che l’anno nuovo non sarà migliore di questo che è ormai giunto alla fine, auguriamo a lei una serena esistenza e ai nostri connazionali (e a noi stessi) tanta fortuna, perché una botta di culo ogni tanto ce la meriteremmo dopo essere stati governati da una classe politica da incubo per ottant’anni.

P.S. – La invitiamo a riflettere, signor presidente, anche sul fatto che, continuando a montare lo schifo degli italiani per la politica, ormai alle urne si reca non la maggioranza degli aventi diritto al voto, ma la minoranza, vendendosi a creare il paradosso che la classe politica di questo Paese viene scelta dalla minoranza degli elettori. Con un bel calcio nel culo alla democrazia ed alla Costituzione.

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