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Alla fine resterà soltanto l’armocromista

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Ellly
I moderati del Pd, se hanno a cuore la sorte del partito e non soltanto la propria cadrega, dovrebbero incominciare a domandarsi cosa resterà dell’attuale compagine politica quando si presenterà alle elezioni del 2027

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Le ultime sciocchezze (mentre scriviamo…), Elly Schlein, le ha pronunciate dal palco del congresso del Partito socialista europeo, tenutosi nei locali dell’ex Borsa di Amsterdam lo scorso 18 ottobre, dove in pratica ha sostenuto che il governo di Centrodestra di Giorgia Meloni sta instaurando di nuovo la dittatura in Italia, facendo anche intendere che era stato il suo governo a commissionare l’attentato dinamitardo all’auto della figlia del giornalista Sigifrido Ranucci. Ma le uscite olandesi della segretaria del Pd sono state un autogol sotto il profilo fattuale perché, se fosse stato come da lei adombrato, se fossimo governati da un governo dittatoriale, dopo le tonnellate di cacca che ha buttato sull’esecutivo ad Amsterdam non sarebbe più potuta rientrare in Italia, perché gli sgherri meloniani l’avrebbero arrestata appena scesa all’aeroporto.

Sul millantato rischio per la democrazia rappresentato da Giorgia Meloni e dal suo governo, la segretaria piddina è stata smentita in tempo quasi reale da uno dei padri nobili del suo stesso partito, Romano Prodi, il quale, in una televisione di Sinistra, ha affermato testualmente: «Il Centrosinistra ha voltato le spalle all’Italia […] Per ora vedo una scarsa alternativa […] La Destra ha un senso del potere molto forte, ma questo non vuol dire che sia a rischio la democrazia». Peraltro, anche come tentativo di elettrizzare i compagni del Pse e l’opinione pubblica europea sulla scarsa democrazia vigente nel suo Paese, lo strampalato discorso olandese della Schlein è stato banale e scontato, lo stesso che avrebbe fatto la sprovveduta caporioncella di un collettivo studentesco, andando ad attaccare la Meloni nella dimensione dove essa è più apprezzata: all’estero.

Ma i guai per Elly all’interno del suo stesso schieramento sono appena iniziati perché, dopo le bacchettate di Prodi, anche qualche corifeo mediatico come La Stampa di Torino e la Repubblica (i giornali della Sinistra più che degli Agnelli-Elkan…) probabilmente saranno ceduti a editori che non hanno lo stesso interesse a tenersi buoni la Cgil e il Pd, per non trovarseli in agitazione ai cancelli delle loro fabbriche, essendo queste quasi sparite dall’Italia. Anzi, La Stampa dello scorso 1° ottobre l’aveva addirittura presa per il culo sulla fallimentare “linea testardamente unitaria” della quale la segretaria continua a menar vanto. E non è tutto. Presenti la sindaco di Genova Silvia Salis, quello di Napoli Gaetano Manfredi, e molti amministratori provenienti dalle Marche, dal Trentino-Alto Adige, dal Friuli Venezia-Giulia, dalla Toscana, dal Lazio, dalla Campania, dalla Sicilia e dall’Emilia Romagna, lo scorso 20 ottobre, presso l’Hotel Parco dei Principi di Roma si è tenuto una specie di congresso dei moderati di Sinistra del “Progetto Civico Italia”, organizzato dall’assessore capitolino del Pd Alessandro Onorato.

Per quanto Onorato abbia assicurato che l’intento dei convenuti era quello di voler dare un contributo al Centrosinistra (che al momento non esiste nei fatti), in realtà da più parti si sta pensando di favorire/provocare una svolta moderata del Pd, magari sostituendo l’attuale segretaria con personaggi di Sinistra più rassicuranti, come Gaetano Manfredi e Silvia Salis. D’altronde, che le cose non si stiano mettendo bene per la Elly nazionale lo dimostra anche il fatto che un’altra eminenza grigia del Pd, Dario Franceschini, ha dichiarato di non essere contrario al “Progetto Civico Italia”. Insomma, tra i big del partito, a rimanere indefettibilmente al fianco della segretaria è, per adesso, Francesco Boccia, dal momento che Stefano Bonaccini – un’altra promessa mancata degli ex moderati – non è più credibile in tale ruolo per essersi appiattito sul radicalismo di Elly, alla quale avrebbe dovuto fare da contraltare moderato.

Purtroppo per il Pd, la segretaria italo-svizzera-statunitense appare rigida psichicamente, non sembra possedere la struttura mentale (proviene da una famiglia ricchissima…) per capire veramente quegli italiani che sono afflitti da problemi concreti e trasversali, come le conseguenze prodotte dalla dissennata politica migratoria seguita dalla Sinistra fino all’avvento del governo di Centrodestra. Parliamo della lievitante insicurezza nelle città, la collocazione internazionale dell’Italia, il terrorismo prossimo venturo che sta per nascere dalla saldatura tra islamismo, pro-Pal e centri sociali, l’aumento del costo della vita e tanti altri problemi spiccioli dell’esistenza quotidiana che lei non conosce, potendosi permettere di regalare trecento euro all’ora (la metà di un assegno sociale minimo) a una signora, l’armocromista, soltanto per farsi dire come abbinare i colori dei capi di vestiario che indossa quando va a in piazza a giocare alla “proletaria”. Arrivati a questo punto, i moderati del Pd, se hanno a cuore la sorte del partito e non soltanto la propria cadrega, dovrebbero incominciare a domandarsi cosa resterà dell’attuale compagine politica quando si presenterà alle urne nel 2027 così conciata, sotto la guida di una segretaria che parla per slogan e frasi fatte.

P.S. Cara Elly, ancora non hai capito che schierandoti acriticamente, come stai facendo in queste ore, con i nemici del governo come lo sono alcuni segmenti della Magistratura, stavolta ti poni direttamente contro quel popolo lavoratore che sostieni di rappresentare. Infatti, dopo che la Corte dei Conti ha negato il visto al progetto del ponte sullo stretto con una motivazione che, bontà sua, conosceremo soltanto tra un mese, si sono fermate le selezioni per assumere migliaia di lavoratori. Peraltro, questo blocco (in corrispondenza dell’ultimo voto in Parlamento sul progetto di riforma della giustizia che è comunque passato alla grande …) potrà soltanto ritardare l’inizio dei lavori, perché il governo invocherà gli interessi pubblici superiori e andrà avanti lo stesso. Per tua informazione, non è – come vai sostenendo – Giorgia Meloni a voler stare al di sopra della Costituzione, ma è la Magistratura che vorrebbe stare al di sopra del Parlamento.

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